Eugenio Montale e il mio amore per la letteratura

12 Settembre 1981: moriva un grande.
Chi mi conosce sa che il mio amore per la letteratura italiana e per Eugenio Montale è antico e forte. Volevo parlarvi di quanto questo autore sia presente e influisca nella mia vita quotidiana, così ho pensato di scrivere due righe per parlare di qualcosa di diverso. Alle medie ho iniziato a studiare la letteratura, come tutti i ragazzi italiani, e sono rimasta affascinata da questo autore che, nonostante non sia considerato o amato da tutti, rappresentava per me un uomo completamente diverso dalla massa. Il suo raccontare la vita mi ha particolarmente segnata, a partire dagli Ossi di Seppia, raccolta di poesie nella quale possiamo trovare le più belle poesie mai scritte in Italia. Il suo modo di vivere, la concezione della vita e dell’uomo, quella frattura tra l’individuo e il mondo raccontavano spesso di me e di ciò che ero. Montale appare sempre triste e ferito, usa la poesia per trasmettere quanto la sofferenza e il dolore siano delle costanti e non degli episodi sporadici delle nostre esistenze. Poche persone sanno che la raccolta Ossi di Seppia doveva chiamarsi Rottami per far percepire ancor di più il senso dell’autore nella sua costante ricerca della felicità. Eugenio Montale, ancora oggi, mi fa sentire meno sola e la poesia Spesso Il mal di vivere ho incontrato è una delle più belle e più intense poesie che io abbia mai letto. Il mio amore per Montale non è mai diminuito e non è mai stato messo da parte, perché le sue parole anche se crude e prive di speranza, talvolta insegnano qualcosa e si rinnovano. Difficilmente, ricordo di aver trovato un autore in grado di farmi emozionare così tanto. Se avete letto Lettere a Clizia potete tranquillamente percepire le mie emozioni e impressioni in merito. Devo ringraziare Eugenio Montale per tante cose: la prima è che grazie alla sua poesia ho potuto dare molte risposte in episodi della mia vita non molto piacevoli, la seconda è che mi ha insegnato l’importanza e la profondità dei sentimenti, a costruire un mondo basato non sull’illusione ma su momenti concreti che vanno presi per quel che sono; nessuna congettura. L’ultima, forse la più importante, mi ha insegnato il senso dell’amore e la sofferenza che spesso si ritrova in esso, probabilmente lui lo chiamerebbe mal di vivere. La persona che credo- sono sicura- di amare apprezza Montale esattamente quanto me, ma visto che l’amore, come mi ha insegnato Montale, è inaspettato e non sempre felice da romanzo di Jane Austen anche in questo caso tutti gli insegnamenti sono stati utili. Colgo l’occasione per sottolineare l’importanza di questo autore, spesso posta come marginale negli istituti italiani, ma se insegnate a guardare ad un mondo “tutto rose e fiori” che gusto c’è? Infine, ringrazio di cuore e con la consapevolezza che non avrò mai più l’onore di leggere altre cose scritte da Montale, l’autore stesso per tutto quello che fa ogni giorno per me.

Lascio un piccolo pezzo tratto da un video che trovare su Youtube, in cui veniva chiesto a Montale l’importanza della poesia:

Giornalista: Lei ha detto che il poeta è colui che coglie la palla al balzo, può spiegarci il significato di questa frase?
Montale: Nel mio caso, anche nel caso di altri, credo che si tratti di una situazione linguistica ci sono delle cose che non possono essere dette, in un determinato tempo e con determinate parole. Colui che si rende conto prima di questo fatto è anche lo stesso che poi realizza qualcosa in questa direzione. Ci sono delle possibilità da essere prese ed essere prese tempestivamente.

Per chiudere questo post lascio la mia poesia preferita dell’autore:
Spesso il male di vivere ho incontrato

era il rivo strozzato che gorgoglia

era l’incartocciarsi della foglia

riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio

che schiude la divina Indifferenza:

era la statua nella sonnolenza

del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

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