Memoria delle mie puttane tristi, Gabriel Garcia Màrquez- Recensione

Ciao a tutti,
In alcuni casi le recensioni vanno fatte con cautela perché i temi sono molto delicati. Quando si parla di Marquez c’è sempre la morale di mezzo che va intuita e percepita, per poter essere onesti fino in fondo. Ho sempre apprezzato moltissimo Marquez, l’ho conosciuto con Dell’amore e di altri demoni, mio romanzo preferito dell’autore. L’ho trovato intenso, prima o poi ve ne parlerò qui su LifeStyle. Questo romanzo, invece, ha delle caratteristiche molto particolari e se qualcuno lo critica non mi stupisce, proprio perché la morale e la sensibilità d’animo vengono messe in discussione più di una volta.

Titolo: Memoria delle mie puttane tristi

Autore: Gabriel Garcia Màrquez

Editore: Oscar mondadori

Anno: 2014

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Trama: Un professore di novant’anni apre questo romanzo con i problemi della sua vita, egli si ritiene fortunato di essere dove altri suoi coetanei non potrebbero essere per via della morte. A novant’anni suonati incontra una ragazzina, anzi egli stesso chiede di poter giacere con una quattordicenne per soddisfare i suoi desideri. Non è un libro di pedofilia e vi assicuro che le tematiche sono altre, non mi sarei mai permessa di recensire un libro che possa mettere a repentaglio la vita di qualcuno.

Recensione: Il professore anziano, stanco e fragile arriva alla soglia dei suoi novant’anni, traguardo nel quale molti suoi coetanei hanno perso la vita. Egli stesso ammette di non essere molto convinto che tutti possano godere dei novant’anni ed è stato così per molti. Telefona una sua vecchia conoscenza, una certa donna Rosa Cabarcas; donna senza scrupoli, meschina e materialista. Ella è proprietaria di una casa chiusa dove, spesso, riesce a combinare affari molto succulenti. Il professore ha avuto sempre una vita sessuale molto attiva, ma ha dovuto sempre pagare le sue donne. Questa volta vuole pagare per una ragazzina vergine. Non era mai stato dalla Cabarcas, questa sarà la prima volta. Fin qui sembra uno scandalo, uno scempio. Ma non è così! L’uomo mostra le sue facilità a partire dall’insoddisfazione lavorativa, fino ad arrivare al senso della sua esistenza che si riduce a stracci di depressione, a mio avviso. Questa sua volontà, non è una perversione ma, secondo me, rappresenta il fine unico che Marquez intende donare a questo romanzo: l’amore. L’uomo ha sempre pagato per le sue compagne, lavorato o si è comportato in modo non sempre lodevole. In questa situazione ho notato la buona fede del personaggio e credo che mi darete addosso tutti leggendo questa cosa ma se ci pensate è così. Se fosse stata una possessione avrebbe approfittato della ragazzina, invece, quando la incontra alle dieci di sera la coccola, la venera e le racconta cose con dolcezza. Le regala un soprannome unico: Delgadina. Lui non ha il coraggio di possederla, infatti questo è un motivo per il quale Màrquez riesce a scampare ad accuse pesanti. L’amore arriverà per il professore proprio a questa età e mi è sembrato come se lui stesse aspettando questo da una vita, come se dicesse:” ecco, ho vissuto malissimo perché non ho mai amato”. Questa visione che ho potuto percepire non mi permette di dare un dieci a questa storia, criticata fra le altre cose per essere breve, ma se una storia possiede tutto perché parlare di pagine? L’unica mancanza è un finale poco tornito. Per il resto mi sento di appoggiare questo grande lavoro di Màrquez per aver dato una spiegazione molto ampia del professore, per aver descritto la natura materialista di Rosa Cabarcas ma di Delgadina sappiamo veramente ben poco se non che inizia ad apprezzare il professore e a rispettarlo. Vorrei commentare più dettagli, ma ho paura di dire troppo a chi non l’ha letto.

Alessandra

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